Mi chiamo Federico, ho ventisei anni e da tre faccio il magazziniere in un centro logistico fuori Milano. Turni massacranti, ritmi da robot, colleghi che non parlano se non per lamentarsi del capo. La mia vita è una ripetizione infinita: sveglia all'alba, lavoro, palestra, cena davanti allo schermo, letto. Ogni tanto un concerto, ogni tanto una birra con qualcuno. Ma per lo più solitudine. Quella buona, però. Quella che scegli tu.
L'altra notte, però, non riuscivo a dormire.
Erano le due e mezza. Fuori faceva ancora caldo, nonostante l'ora. Il ventilatore ronzava come un calabrone ubriaco. Avevo già scrollato Instagram, già visto gli stories di gente che vive una vita che non esiste. Già aperto e chiuso TikTok tre volte. Noia. Quella noia pesante che ti si siede sul petto.
Allora ho pensato: "Provo qualcosa di nuovo."
Non so perché. Forse la stanchezza. Forse l'ora tarda che ti rende più coraggioso, o più stupido. Ho aperto il browser, ho cercato un casinò online. Non ci avevo mai giocato seriamente. Qualche volta, anni fa, con amici su siti stranieri, ma roba da poco. Stavolta volevo qualcosa di veloce, senza registrazioni lunghe, senza perdere mezz'ora a caricare documenti.
Così ho trovato il link, ho cliccato e sono finito sulla schermata di accesso. Ho fatto un account in due minuti: email, username, password. Niente di più facile. Il sistema era fluido, reattivo. Ho inserito i miei dati e ho premuto il tasto. Sullo schermo è apparso il mio nome, il saldo a zero, e la scritta che confermava l'operazione. vavada login (https://vavada.im/it.html) – semplice, pulito, diretto. Un buon inizio.
Ero dentro.
Ho guardato il portafoglio digitale: avevo trentacinque euro sulla carta prepagata, quella che uso per le spese extra. Quella del "vaffanculo" alle bollette. Ho pensato: "Ne butto venti. Tanto per vedere come va."
Ho caricato venti euro in dieci secondi. Commissioni zero. Sorprendente.
Poi ho iniziato a giocare.
Non conoscevo nessuna slot, nessun trucco. Ho scelto la prima che sembrava carina. Una con colori fluo, simboli spaziali, musiche da videogioco anni Novanta. Mi ha fatto subito sentire a casa. Ho cominciato con puntate basse: dieci centesimi, venti, cinquanta. Salivo e scendevo come un ascensore impazzito. Dieci euro persi, poi sette vinti, poi di nuovo giù.
La testa iniziava a scaldarsi. Ma in senso buono. Era come quando balli techno al club e perdi la cognizione del tempo. Il ritmo dei rulli, il ding delle vincite piccole, l'attesa del colpo grosso. Tutto si sincronizzava con il ronzio del ventilatore e il battito del mio cuore.
Dopo una mezz'ora avevo quasi finito i venti euro. Ero a tre euro e cinquanta. "Ultimi giri," ho detto. "Poi chiudo e vado a dormire."
Ultimo giro: niente.
Penultimo: zero.
Decimo ultimo: lo schermo diventa rosso. Una luce intensa, una vibrazione che ho sentito fino alla punta delle dita. Simboli che si allineano tutti uguali. Non so nemmeno cosa fossero, forse dei diamanti o delle stelle. Il conto è passato da tre euro a centosettanta in un secondo.
Centosettanta euro.
Ho smesso di respirare per cinque secondi buoni. Poi ho riso. Una risata liberatoria, quasi isterica, in quella stanza buia. Ho alzato il pugno come se avessi segnato un gol alla finale dei mondiali. Nessuno mi ha visto. Ma non importava.
Ho premuto incassa immediatamente. Senza pensarci. Senza tentare la fortuna un'altra volta. Ho trasferito tutto sulla carta. Mentre l'accredito arrivava – un minuto, forse meno – ho già aperto il sito di Amazon. Avevo nel carrello da due settimane una scheda audio per la mia postazione fai-da-te. Costava centoquaranta euro. Il resto lo avrei usato per la spesa.
Click. Acquistata.
Alle tre e venti del mattino, magazziniere ventiseienne senza arte né parte, avevo appena comprato la scheda audio che sognavo da mesi. Con i soldi vinti su una slot spaziale mentre il ventilatore faceva pena. La vita, a volte, è una poesia demenziale.
La notizia si è sparsa lentamente. L'ho raccontata al mio amico Luca il giorno dopo, in palestra. Lui ha riso, poi ha detto: "Sei stato solo fortunato, non fare il cretino." E aveva ragione. Però quella fortuna, per una volta, era tutta mia.
Nei giorni successivi ho rifatto il vavada login un paio di volte. Curiosità. Volevo vedere se succedeva ancora. La seconda volta ho perso dieci euro in cinque minuti. La terza volta ho vinto trenta euro, ho incassato subito e ho chiuso. Non mi sono illuso. Non sono diventato un giocatore. Sono solo uno che quella notte, alle due e mezza, ha premuto il pulsante giusto al momento giusto.
Ora ogni tanto, quando il turno di notte si fa troppo pesante e torno a casa che è ancora buio, apro il telefono. Faccio il vavada login , gioco dieci minuti con cinque euro, e se vinco bene, se perdo amen. Non cerco la botta grossa. Cerco quella sensazione. Quella piccola scintilla di caos in una vita ordinata.
E ogni volta che vedo la scheda audio attaccata al computer, sorrido. Perché mi ricorda che anche un magazziniere qualunque, in una notte qualunque, può prendersi un momento di gloria.
Anche se poi il giorno dopo il capo ti urla contro perché hai sbagliato un carico. Ma quella è un'altra storia.